MA NOI NON CI SAREMO

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MA NOI NON CI SAREMO
 
 
Il 20 maggio 2017 una manifestazione antirazzista, ideata e sponsorizzata dal comune di Milano, attraverserà la città per rivendicare e ribadire accoglienza e solidarietà ai migranti. Una scelta voluta dall'assessore Majorino e condivisa dal sindaco Sala, cavalcando l'esempio dato da Ada Colau a Barcellona nel febbraio scorso. Molte personalità sensibili si sono spese in favore di questo evento, apparentemente pieno di buoni propositi. Notiamo intanto, però, che se in Catalogna il corteo promuoveva una rottura rispetto alle politiche del governo spagnolo in materia di immigrazione, qui paradossalmente la convocazione proviene proprio chi fa parte del partito al governo, e dunque dai primissimi responsabili della politica migratoria.
Così, se un Minniti o una Rozza possono impunemente avallare i più biechi rastrellamenti etnici -come quello attuato dalla questura in piazza Duca d'Aosta ai danni di 52 persone colpevoli di pelle scura-, il PD milanese ha la notevole faccia di bronzo di lanciare un corteo cittadino che vorrebbe stare dalla parte di quelle categorie sociali sotto costante attacco di media, opinione pubblica, social network e partiti politici in disperato bisogno di voti. Lo stesso Majorino, nel caldeggiare la propria proposta, non ha esitato a speculare sul recente suicidio di un migrante, come se i rappresentanti del Comune non avessero responsabilità sulla condizione delle persone presenti nel loro territorio: come se davvero potessero ignorare, ad esempio, l'operazione di rastrellamento a cui ha comodamente assistito perfino l'ignobile Salvini.
La contraddizione, che non può sfuggire a nessuno, non è ovviamente sfuggita nemmeno ai convocanti il lemma "No one is illegal". Molti partiti, associazioni, collettivi e alcuni centri sociali aderiscono infatti a una piattaforma alternativa e radicale, più vicina alle istanze dei movimenti antirazzisti, nella convinzione che il 20 maggio sarà solo una tappa da rivendicare con proprie parole d'ordine, e nella speranza di avviare un percorso che proseguirà oltre. Ragionamento non nuovo che comprendiamo nella sua logica, ma che non condividiamo. Negli anni passati abbiamo visto, partecipando alle mobilitazioni antirazziste, che la scelta di abitare piazze "purchessia" o di tollerare esponenti del PD all'interno dei percorsi cittadini ha dato frutti avvelenati: il 1° marzo (la giornata senza migranti) non ha avuto vere repliche perché l'anno dopo era già divenuto un marchio gestibile autonomamente da quel partito; il ministro Kyenge dell'impresentabile governo Monti, promossa da alcuni antirazzisti al rango d'interlocutrice, ha oscillato tra legalitarismo e inutilità. Il legalitarismo e l'inutilità dei loro addentellati ha fatto il resto.
Pertanto non ci accoderemo ad un corteo il cui partito ispiratore con la sua parte destra, di giorno, gioca a rivendicare operazioni poliziesche con tanto di gendarmi ed elicotteri in nome di legalità, decoro e di aiuole non pisciate; la sera approva leggi neofasciste come la Minniti-Orlando, e il mattino dopo si sveglia con la sua parte sinistra, sentendosi solidale e accogliente con le vittime predestinate di queste folli operazioni. Un vero e proprio capolavoro di italico surrealismo politico, il cui sbugiardamento, secondo la piattaforma alternativa, dovrebbe avvenire abitando quella piazza. Non certo per invertirne i rapporti di forza in corteo, dato che sarebbe un suicidio collettivo. Si cerca così di fare emergere una contraddizione interna alle correnti del Partito Democratico, un gioco di potere cui non siamo interessati a fungere da strumento, da zavorra o da portatori d'acqua. La guerra di partito se la facessero a casa loro, come va di moda dire di questi tempi, senza speculare sulla vita dei migranti. Chi non si è speso in questi anni nemmeno per abolire la Bossi-Fini, chi ha una storia di vergogne inanellate una dietro l'altra a partire dalla Turco-Napolitano, non merita oggi alcun credito. Nemmeno partecipando allo stesso corteo sotto l'ombrello più confortevole di una piattaforma alternativa ci sentiremmo coerenti con il nostro percorso, sapendo che la testa di quel corteo puzza.
 
In questi tempi feroci e grami qualsiasi forma di solidarietà e di rivendicazione dei diritti dei migranti è da accogliere con favore, ma bisogna essere lungimiranti. Chi fa parte di un partito che nei fatti è razzista, e se ne vanta pure, non dovrebbe poter dettare l'agenda delle mobilitazioni antirazziste. Non crediamo che un corteo lanciato con queste premesse e da questi personaggi possa essere foriero di percorsi di nessun tipo, nemmeno se attraversato da singolarità, collettivi e associazioni rispettabili, con alle spalle lunghi anni di sotterraneo lavoro insieme ai migranti. L'intera operazione potrà sì fornire un qualche respiro mediatico anche a essi, ma si porterà dietro una gravosa eredità: quella di aver dato spolvero, fornito numero ad esponenti di partiti che qualsiasi vero antirazzista dovrebbe voler vedere aboliti. Con tutto ciò che ne consegue in termini di ulteriore forza che avranno nel dettare legge, secondo quel loro particolare concetto di "accoglienza" che è fatto di controllo, quote, paletti, punti, negoziati, emergenze, gestioni dall'alto.
Continueremo a fare antirazzismo militante come abbiamo sempre fatto, ma lanciando a tutte e tutti un invito ad alzare il tiro. I fascisti e i razzisti fanno la voce grossa, sono pirotecnici assassini senza remore; il centrosinistra li vede come interlocutori (ricordate almeno Pisapia e Sala a commemorare Ramelli per accontentare i fascisti in doppiopetto?) e noi dovremmo cercare punti di contiguità, o di responsabile dissenso, con chi vorrebbe annacquare l'antirazzismo e le lotte dei migranti nell'insipidità delle contese di partito? No.
Parlando di ciò che verrà dopo il 20 maggio, crediamo che osare di più, senza giravolte linguistiche, sia necessario per rilanciare la battaglia, per darci un immaginario realmente potente. Riportare al centro il rifiuto delle leggi sull'immigrazione in quanto tali, e specialmente il legame lavoro-permesso di soggiorno. Lottare da internazionalisti per l'abolizione di tutte le frontiere imposte dalle borghesie capitaliste nazionali, siano esse europeiste o euroscettiche. Spingere per la cancellazione degli accordi criminali che rendono paesi come la Libia e la Turchia i gendarmi d'Europa, nel tipico rapporto tra sicario e mandante. Rifiutare l'idea stessa di "accoglienza" nel nome di una coraggiosa convivenza universale in cui non ci sono ospiti ma esseri umani su un solo pianeta, che possano scegliere di transitare o di fermarsi dove credono, cosa finora consentita soltanto ai depredatori (come insegnano tristemente l'intera colonizzazione americana e australiana e la storia di Israele, lezione che temiamo i nostri accoglienti "democratici" del 20 maggio facciano fatica a intendere: al più forte non serve permesso). Abbattere il muro più alto di tutti, quello tra ricchi e poveri. Spostare il discorso dalla gestione spicciola delle paure collettive all'utopia, insomma. Dopodiché anche mister Expo potrà riporre i suoi milioni nel cassetto e accodarsi al corteo, se crede... ma scommettiamo che non lo farà.
Ribadiamo la nostra solidarietà e fratellanza con tutte le migranti e i migranti, in qualsiasi luogo si trovino e qualunque sia lo status che è stato loro attribuito dalla burocrazia. Ciascuno ha tutto il diritto di fuggire dalle guerre, come pure di cercare migliori condizioni di vita e di lavoro laddove esse si diano. I razzisti non passeranno!
 
Associazione Ya Basta! Milano
Centro Sociale Casaloca
 

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