GIUSTIZIA AUTONOMA ZAPATISTA - ZONA SELVA TZELTAL

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GIUSTIZIA AUTONOMA ZAPATISTA - ZONA SELVA TZELTAL

Intervento di Paulina Fernández Christlieb del 7 maggio 2015

 

Preparando questo intervento ho pensato alle varie notizie di fatti nazionali e internazionali che avevano qualche riferimento alla autonomia zapatista.  Ho letto ieri gli articoli sulle manifestazioni, i presidi dei lavoratori a giornata di San Quintin e mi ricordavo della vita, del lavoro, della organizza-zione di quelli che, nel corso degli anni, divennero gli zapatisti nelle fattorie del Chiapas.  Il bombardamento informativo sulle elezioni di candidati, dei partiti e li confrontavo con le forme di scelta dei candidati, le caratteristiche che essi devono possedere per la formazione delle Giunte autonome zapatiste; così mi viene da dire che tutto è stato già detto, gli zapatisti già lo stanno facendo. Tutti gli scandali ormai quotidiani, le ingiustizie che si succedono di continuo nel paese, il caso di Ayotzinapa che ha messo in evidenza la impotenza, la prepotenza, la incompetenza della giustizia ufficiale a confronto di come amministrano la giustizia i compagni zapatisti. Tutto questo occorre tenerlo presente.

Negli ultimi mesi è in distribuzione il libro che appena abbiamo pubblicato sulla giustizia autonoma zapatista nella Zona della Selva Tzeltal. Lo sforzo di diffondere il libro, cercando di non servirsi dei canali commerciali capitalisti e utilizzando altre forme di collaborazione . Ciò che si raccoglie in cambio del libro viene poi interamente consegnato alle comunità dell'EZLN di La Garrucha che alla fine sono gli autori principali di questo libro.

[…] Questo mio intervento non è altro che la presentazione internazionale di questo libro di cui leggo una parte della introduzione perché l'esperienza zapatista è una esperienza critica, una costruzione di alternativa al capitalismo.  […].

Il libro:  "Giustizia autonoma zapatista - Zona Selva Tzeltal".

Questo libro ha il duplice proposito di mostrare le capacità dei popoli indigeni zapatisti nella costruzione di un progetto di vita autonomo e, con quello, dimostrare che esistono forme di organizzazione, di democrazia, di governo e di giustizia alternative a quelle dominanti nella società capitalista del Messico contemporaneo.

In questa epoca nella quale la giustizia  è una delle vittime del denaro, della corruzione, della forza, della impunità. della arbitrarietà, del potere è una vera fonte  di stimoli vitali trovarsi con popoli che si sono dati un governo con autorità proprie e che, in base a principi, obiettivi, leggi, procedimenti  profondamente diversi sono riusciti  a mettere in pratica con successo un sistema di giustizia con il quale si possono risolvere i conflitti che gli vengono presentati, lasciando soddisfatte le parti  interessate e mantenendo in buona armonia le relazioni tra i suoi abitanti.

I popoli indigeni si sono incaricati di mettere in evidenza la natura di classe e gli obiettivi dello Stato capitalista e le sue forme di dominazione, così come le deficienze e la parzialità della giustizia occidentale. Ci hanno dimostrato di essere capaci, appunto, di fare un'altra giustizia, una giustizia molto differente quando questa è sviluppata in un contesto di autonomia.

Nel dialogo di San Andrés Sacamch’en de los Pobres, sia al tavolo uno: "Diritti e Cultura Indigena", sia nel fallito tavolo due su "Democrazia e Giustizia", i popoli indigeni  del Messico - non solo gli zapatisti del Chiapas - misero il loro maggior impegno per raggiungere una pace nuova, giusta e degna, discutendo come le loro domande e aspirazioni potevano  entrare a far parte nel sistema giuridico federale e statale.  Si trattava di essere compresi con tutte le loro differenze, di essere considerati  con i propri svantaggi e carenze, ma anche essere riconosciuti per l'enorme ricchezza della loro cultura e tutti i vantaggi dei sistemi normativi dei popoli indigeni.   Ma per il governo messicano le cause della guerra e il dialogo per la pace non meritavano tanto.  Si volle chiudere i canali di intervento ad attori storicamente esclusi dal potere formale affinché contribuissero a creare nuove regole di relazione  politica e sociale.  Fedeli alla natura di Stato alla quale si sentivano obbligati, governanti, legislatori e partiti politici, non mostrarono nessuna difficoltà a tradire la parola per la quale si erano impegnati con la firma dei suoi rappresentanti, approvando un insieme di riforme costituzionali che non solo non vennero rispettate, ma persino snaturarono il contenuto fondamentale degli Accordi di San Andrés, annullando, tra l'altro, i diritti relativi all'amministrazione della giustizia autonoma da parte dei popoli indigeni.

Di fronte al mancato pieno riconoscimento dei diritti indigeni rivendicati da diversi popoli di tutto il paese,  alla mancata integrazione nella Costituzione Politica degli Stati Uniti messicani delle proposte avanzate nel dialogo di San Andrés, i poteri istituzionali sprecarono l'opportunità di arricchire la legislazione nazionale e di migliorare la cultura politica e le relazioni sociali tra tutti i messicani.

Convinti della legittimità delle loro domande e consapevoli delle vere possibilità delle aspirazioni dei popoli, gli zapatisti decisero che nel loro territorio avrebbero messo in pratica gli Accordi di San Andrés superando i limiti che quel  testo conteneva in merito all'autonomia indigena, per non aver accettato (il governo ndr) il riconoscimento al diritto di esercitare la "libera determinazione" dei popoli e che avrebbero, tra l'altro, lasciato incompiute le domande fondamentali di democrazia, libertà e giustizia che diedero origine all'insurrezione dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Ma gli interessi pubblici e privati che si erano mossi per non riconoscere gli accordi sui diritti e cultura indigene, chiudendo la porta alla soluzione politica del conflitto armato latente in Chiapas, fecero la scelta per la continuazione della guerra, almeno con le stesse caratteristiche con la quale questa si era sviluppata a partire dal cessate il fuoco.  In questo modo la guerra poteva proseguire senza che si sapesse molto.  Il controllo sull'informazione  avrebbe continuato a essere uno strumento utile, da un lato per nascondere le minacce e le provocazioni militari e della polizia ufficiale, per proteggere i membri di organizzazioni , partiti politici e gruppi paramilitari, autori materiali di aggressioni violente contro gli zapatisti e, dall'altro lato, si favoriva la diffusione a pagamento della versione governativa delle notizie ma, allo stesso tempo, sarebbero rimaste sotto silenzio le denunce delle autorità autonome e, soprattutto,  si tentava di impedire che si mantenesse viva l'attenzione sulla ininterrotta resistenza delle comunità come pure sui risultati positivi e i miglioramenti  ottenuti dai municipi ribelli zapatisti grazie al loro funzionamento autonomo.

Con il passare degli anni la disinformazione ebbe qualche effetto sulla gente della società civile prima impegnata e solidale al punto che, da vari spazi e latitudini,  onestamente si domandavano: "Cosa è successo agli indigeni messicani che insorsero armati nel 1994? Dove sono finiti gli zapatisti?  Queste e altre domande  simili  indicavano che intorno a quanto permetteva seguire i passi dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale  e le sue basi di appoggio, si andava costruendo un accerchiamento informativo, nazionale e internazionale che avrebbe impedito che si conoscesse il cammino di lotta, difesa e costruzione di una alternativa reale, al di là delle teorie e utopie rivoluzionarie.  Da qui la necessità di fare una inchiesta che permettesse che si conoscesse qualcosa di quello che stavano facendo i popoli indigeni nel corso di questi anni prendendo come asse principale uno degli aspetti più validi e meno conosciuti del lavoro delle comunità, municipi e Giunte del Buon Governo: la giustizia autonoma zapatista.

Questo libro è anche il risultato  di un lavoro collettivo con i collettivi delle comunità riunite nelle loro assemblea; le autorità dei differenti livelli di governo autonomo, sempre insieme, fino alle interviste con le nonne e i nonni  che sempre si fecero in gruppo, mai singolarmente.   Siccome la maggioranza  continuava a parlare nella propria lingua e lo stesso facevano quelli che capivano lo spagnolo, in diverse occasioni si inseriva un traduttore o una traduttrice la cui collaborazione è stata sempre benvenuta e importante.

Il contenuto di ciascuno dei 4 capitoli del libro è stato definito sulla base delle informazioni fornite dalle basi di appoggio e dalle autorità autonome zapatiste, per quanto non solo le loro idee ma anche le loro parole sono raccolte e riprodotte il più fedelmente possibile.  Nel momento di trascrivere le registrazioni si è cercato di riprodurre ciascuna parola che a volte, si dovevano identificare analizzandole lettera per lettera, per poter trascrivere con esattezza quanto si diceva, rispettando  la sintassi, il linguaggio colloquiale e le forme di espressione locale senza le quali il loro castigliano perdeva di autenticità e tutta la sua bellezza.   Con lo stesso spirito abbiamo adottato come propri i termini più usati durante le riunioni di lavoro, evitando concetti a loro estranei  o un vocabolario preso a prestito da certe discipline affinché ci si potesse intendere, comunicarci,  facendo in modo che gli intervistati, leggendo successivamente il libro si riconoscessero in quello che si era detto negli incontri.

È così che gli attori di questa esperienza di autonomia zapatista sono quelli che danno fondamento e significato  alla redazione di tutto il libro.  Le loro conoscenze, le loro esperienze, i loro problemi, i loro compiti, i loro successi sono generosamente esposti,e, grazie a ciò, l'opera è piena di tante, e a volte lunghe, testimonianze che si trovano integralmente, con tutte le associazioni libere di idee che passavano loro per la mente.

Nel primo capitolo di questo lavoro si sviluppa il contributo dei nonni e delle nonne. Portatori viventi della memoria collettiva del loro popolo, il loro contributo alla liberazione e alla giustizia che è consistito nel trasmettere le loro esperienze insieme a quelle dei loro genitori e nonni, i quali danno continuità a un passato di lavoro nelle fattorie della zona, con tutto quello che contengono gli insegnamenti per il presente e le avvertenze per il futuro immediato.   Con la testimonianza delle loro esperienze personali, i nonni e le nonne distruggono i miti che si sono diffusi nel corso dei secoli sui padroni e sui lavoratori delle fattorie.   Le anziane e gli anziani parlavano di una vita di sfruttamento  nella quale bambini e adulti, uomini e donne, lavoravano anche più di 12 ore al giorno per un padrone e, a seconda del luogo e della epoca a cui si riferivano, alcuni assicuravano che non gli si dava loro nulla in cambio del loro lavoro, altri raccontavano che quando venivano pagati era un salario insignificante o non venivano pagati con denaro, obbligandoli  a comprare e indebitarsi nel negozio del padrone, ad alcuni gli affittavano un pezzo di terra che dovevano pagare con i raccolti, altri gli davano un po' di terra per produrre i loro alimenti ma non veniva dato loro il tempo libero per dedicarsi alla propria coltivazione.

Il modo di produzione che si aveva nelle fattorie era possibile grazie a un sistema di dominazione interno composto da caporali, maggiordomi e dai figli del padrone della fattoria che, a seconda della funzione di ciascuno, distribuivano il lavoro, controllavano ciascun movimento dei peones e applicavano i castighi decisi dal padrone: generalmente consistevano per tutti in un aumento del carico di lavoro, le donne potevano essere violate dal padrone e gli uomini ricevevano ogni giorno frustate e a qualcuno gli si sparava,

Lo sfruttamento si applicava anche fuori della fattoria e il lavoro dei peones veniva utilizzato, tra l'altro, dal presidente municipale di Ocosingo.  L'impunità dei padroni delle fattorie era così assicurata dalla subordinazione e complicità delle autorità pubbliche: leggi, giudici, polizia e governanti erano pezzi della particolare giustizia del padrone.   Le testimonianze delle nonne e dei nonni della Zona Selva Tzeltal descrivono senza ambiguità la mancanza assoluta di giustizia nella lunga epoca delle fattorie in Chiapas e sono una convincente sintesi delle sofferenze accumulate che precedettero l'organizzazione, l'insurrezione e il recupero delle terre delle fattorie.

La costituzione di un territori autonomo su quelle stesse terre e la loro suddivisione per lavorarle a beneficio collettivo è la base materiale del governo autonomo zapatista che è l'argomento del secondo capitolo-  Le autorità dei Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (MAREZ) spiegano l'importanza di possedere un territorio proprio e di aver organizzato la produzione nei lavori collettivi per assicurare una autonomia economica che permetta loro di esercitare la loro autonomia politica rispetto alle risorse e alle decisioni dei governi ufficiali.   È a partire da questa autonomia e sulla base della loro cultura indigena che gli zapatisti hanno deciso quali requisiti personali devono avere e con quali procedure devono essere elette le loro autorità nell'assemblea, quali incarichi sono necessari e quali sono le loro rispettive funzioni, sia nelle comunità che nei municipi e nella Zona.   Se ai tempi delle fattorie tutte le decisioni erano per obbedienza perché "Il padrone comanda. E' così! nel governo autonomo Il popolo comanda. È così, e con questa espressione le basi di appoggio zapatiste riassumono l'essenza del cambiamento politico conquistato e parlano dell'insieme delle caratteristiche inter-relazionali che contraddistinguono la loro forma di governo: il lavoro collettivo e coordinato tra tutte le loro autorità, la durata degli incarichi che dipende dal fatto che il lavoro sia fatto bene, cosicché è possibile revocare il mandato in qualsiasi momento-  La rotazione delle autorità è possibile perché la rielezione non è desiderabile perché il lavoro è un servizio gratuito.  Regolarmente si rendono i conti e alla fine del periodo si informa la nuova squadra di governo di quello che si è fatto e di quello che è ancora in sospeso.  Quando si conclude il loro incarico le autorità escono e si reinseriscono nelle attività quotidiane della comunità.  Nei differenti livelli del governo autonomo non ci sono gerarchie di potere interno, nemmeno c'è una divisione formale di poteri.  Le autorità di governo sono le stesse autorità di giustizia.

In un modo o nell'altro, implicitamente o esplicitamente, nella prima o nell'ultima fase. inevitabilmente tutte le autorità del governo autonomo svolgono funzioni che prima o poi li porta ad arrivare alla fase della giustizia autonoma zapatista.  Il contenuto del secondo capitolo si articola così con il terzo nel trattare l'elezione diretta delle autorità di governo nelle loro rispettive assemblee come uno dei fondamenti democratici della giustizia autonoma che si integrano con la democrazia comunitaria e i principi che guidano verso la giustizia in ciascuno dei suoi passaggi.

Fa parte della conoscenza generalizzata tra zapatisti e non zapatisti che la giustizia autonoma non fa differenza tra organizzazioni, partiti politici, religioni, né condizioni socioeconomiche delle persone che la richiedono e che le autorità incaricate dall'amministrazione della giustizia autonoma esercitano come mediatori, ascoltano le parti, approfondiscono il problema per sapere chi ha ragione, cercano la riconciliazione, risolvono i conflitti attraverso l'accordo reciproco e se qualcuno merita un castigo questo viene pagato con il lavoro a beneficio della collettività e a nessuno viene richiesto del denaro per il servizio.  La democrazia comunitaria comprende il processo di giustizia nella assemblea dei villaggi convocati dalle autorità quando c'è un problema difficile da risolvere o in caso di reiterazione e delitti gravi, prima di rimandarli alla istanza successiva.

Le autorità delle comunità sono la prima, i MAREZ la seconda e la Giunta del Buon Governo la terza istanza di amministrazione della giustizia, le cui competenze si differenziano per il grado di complessità dei problemi che ogni volta si devono affrontare.  Si fa riferimento ai problemi semplici. le mancanze o errori che più frequentemente accadono nelle comunità, quelle che sono di competenza delle autorità municipali e la tipologia di casi gravi su cui alle Giunte tocca intervenire.

Per quanto qualsiasi soluzione dipende dalle circostanze specifiche di ciascun caso, ci sono criteri minimi che fanno riferimento a mancanze e delitti per i quali si inizia un processo con determinate sanzioni previste nei regolamenti  che si applicano combinando le ore di carcere con i giorni di lavoro collettivo, oltre che la riparazione proporzionale del danno e nel miglior modo possibile.   La maggioranza del lavoro della giustizia autonoma si svolge nei municipi, in parte perché  è lì che arrivano i problemi che le autorità di tutte le comunità trasferiscono, in parte per l'ampiezza delle competenze, tra le quali c'è quella di occuparsi di conflitti agrari, problemi tra comunità o con comunità non zapatiste, risoluzione di litigi che vengono portati da individui non zapatisti, oltre che le difficoltà provocate da membri di organizzazioni antizapatiste che generalmente ostacolano il cammino della giustizia autonoma, fino a che i MAREZ devono  passare questi casi alla istanza successiva.  Sono le aggressioni da parte di gruppi antizapatisti quelle che soprattutto sono oggetto di attenzione delle Giunte del Buon Governo, perché i dirigenti di queste organizzazioni di solito non si recano agli appuntamenti con le autorità autonome. A questo tipo di conflitti come pure  alle pressioni esercitate direttamente o indirettamente dai governi ufficiali sui territori autonomi, si risponde con denunce pubbliche essendo la Giunta l'unica istanza che ne ha facoltà.  Le denunce fatte dalla Giunta del Buon Governo della Zona Selva Tzeltal negli anni recenti si possono leggere nell'Appendice I di questo lavoro e, per apprezzare l'impegno delle autorità delle tre istanze di giustizia autonoma, si sono inseriti in questo capitolo, alcuni dei casi risolti, riprodotti integralmente con il corrispondente "atto di accordo".

Attraverso le denunce della Giunta del Buon Governo de La Garrucha si registra un piccolo cambio nella strategia governativa contro l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e contro le comunità base di appoggio. A metà del 2008  una "colonna di mezzi militari e della sicurezza pubblica e polizia municipale e PGR" percorreva i villaggi zapatisti provocando e intimidendo le popolazioni. Negli anni seguenti le denunce si concentrano sulle azioni provocate da organizzazioni sociali e politiche "difensore degli indigeni" o di produttori di vario tipo, chiaramente identificate come gruppi paramilitari che invadono terre recuperate, saccheggiano e distruggono case, rubano oggetti personali e beni collettivi, cacciano famiglie dalle loro case o uccidono gli zapatisti.

Con una informazione come questa, il bilancio generale contenuto  nel quarto capitolo incomincia con l'affrontare le difficoltà che provengono dall'esterno e che continuamente gli zapatisti incontrano nella costruzione dell'autonomia e nell'amministrazione della giustizia.  L'esproprio delle terre e la violenza impune che spesso l'accompagna, sono state fomentate dalle autorità ufficiali nel momento stesso in cui venivano introdotti un molteplicità di programma governativi che, con il pretesto di offrire migliori opportunità di vita, spargono continuamente denaro nei vicini villaggi non zapatisti, che è interpretato dalle basi di appoggio come un aspetto della strategia di contro insurrezione di cui sono responsabili ripetutamente coloro che, nei vari periodi, erano a capo dei tre livelli ufficiali  del governo e ai partiti politici nazionali che sono presenti nello stato.

Lo sviluppo della vita autonoma incontra inoltre alcune difficoltà interne tra le quali le principali sono le risorse economiche non sempre sufficienti per soddisfare tutte le necessità collettive, la timidezza delle donne che sono elette autorità autonome, soprattutto le più giovani e la continuità dei lavori dei promotori di salute e di educazione dopo molti anni, sono altre mancanze che si sono riscontrate come un ostacolo al cammino dell'autonomia.

Nel bilancio generale delle conquiste raggiunte uno menzione speciale meritano i cambiamenti che hanno a che vedere con la giustizi, a proposito dei quali si parla diffusamente, confrontandolo sempre con quello che si è vissuto dal 1994 con tutto ciò che si soffriva prima e che permane tuttora nel sistema di giustizia ufficiale fuori dal territorio autonomo.

Molti sono i risultati che ha raggiunto la giustizia autonoma e che rappresentano il loro riconoscimento più positivo anche se paradossale: la giustizia zapatista è richiesta da una popolazione, nella maggioranza, non zapatista che la preferisce in virtù di una delle sue caratteristiche di antagonismo a quelle di tutti i processi ufficiali.  Sapere come fare giustizia, si apprende nel corso del tempo e dello spazio della vita comunitaria e, con questo, i quarto capitolo finisce con quello che si incominciava nel primo: le testimonianze degli anziani destinate alle generazioni a venire, alcune delle quali sono ricordate ai propri discendenti, ora autorità autonome, che a loro volta trasmettono ai loro figli l'esperienza sofferta dai loro padri e nonni e nonne, che raccontavano la storia dell'organizzazione e della lotta per la terra, fanno loro vedere i cambiamenti conquistati con l'autonomia e quelli che motivano a continuare questi sforzi e difenderli.

Oltre agli anziani, le persone che individualmente o collettivamente intervengono nel corso della vita dei bambini e bambine, dei giovani per indicare il cammino della giustizia, quello che è stato e quello che continuerà il popolo, sono le autorità, le assemblee del villaggio, la stessa comunità, la casa-famiglia e la scuola autonoma.  Senza dubbio, l'insegnamento più importante che possono trasmettere si trova nel loro stile di vita e la vita nella resistenza include numerose lezioni di giustizia e dignità come quella dimostrata in una straordinaria esposizione di un padre di famiglia, che descrive il processo con cui dei fratelli indigeni si sono lasciati ingannare che, per alcune tettorie di metallo o un poco di cemento che aveva dato loro il governo, abbandonarono l'organizzazione e con questa la terra recuperata e improvvisamente si sono ritrovati senza terra,senza mais, né casa, né denaro, senza che gli rimanga nulla da dare alla famiglia e senza neanche un minimo di orgoglio per quanto fatto, a differenza di quanto, gli zapatisti che non si vendono, hanno raggiunto con il loro lavoro e che ora possono condividere con i loro figli,.

Questo libro è destinato a tre grandi gruppi di persone. Innanzitutto vorrei che arrivasse alle comunità base di appoggio dell'EZLN che in  vari modi contribuirono a dare nutrimento e significato, affinché vedano il risultato di questo sforzo collettivo e sappiano e sentano quanto si apprezza e si rispetti il loro modo di fare giustizia.  Queste pagine sono al tempo stesso destinate ai simpatizzanti zapatisti della società civile nazionale e internazionale  ai quali i mezzi di informazione hanno negato l'informazione continua e veritiera di quanto avviene in territorio autonomo.   È mio desiderio che questo libro arrivi anche nelle mani dei/delle giovani ai  quali si è fatto credere, attraverso i mezzi di informazione, che i partiti e le elezioni sono l'unica forma di partecipazione politica per un cambio sociale e, in particolare, a coloro che essendo nati dopo il 1994 non hanno avuto l'opportunità neppure di rendersi conto che in questa realtà del Messico di oggi si sta costruendo, giorno per giorno, una alternativa di sinistra anticapitalista con la base nella cultura dei popoli indigeni zapatisti, esperienza che vale la pena di conoscere.

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